Breviario di Fitochimica – Le piante a Mucillagini
Se mi segui da qualche tempo su Instagram, sai che nel mio feed è presente qualche carosello dedicato ad una serie chiamata “Breviario di fitochimica”. Quella serie era nata da un tentativo di parlare di fitochimica (materia NOTEVOLMENTE ostica) nel modo più easy possibile, perché ci tenevo. La ritenevo uno di quei mali necessari, sgradevoli ma indispensabili per capire davvero come funzionano i meccanismi dell’azione delle piante. Il mio pensiero non è cambiato, per cui ho pensato di riprendere la serie, magari con un approccio leggermente rivisto, proprio qui (anche perché era stata molto apprezzata, sicuramente più di quanto mi aspettassi!).
Pensavo di iniziare dalle piante a mucillagini.

Perché iniziare dalle piante a mucillagini? Perché sono veramente un caposaldo. Hanno due caratteristiche fondamentali che le rendono le più amate tra le classi di piante medicinali (per lo meno per quanto mi riguarda: per me potrebbero essere la risposta praticamente a tutto, dal mal di gola alla coda alla cassa il sabato mattina):
- Sono sicure: sono probabilmente la più innocua delle classi di piante, con effetti collaterali praticamente nulli eccetto in casi particolari e impiegabili anche in categorie di pazienti fragili, come anziani e bambini;
- Sono versatili: funzionano, e in moltissimi contesti. Ne parliamo in modo più approfondito più avanti.
Cosa sono le mucillagini
Facciamo prima un passo indietro.
Cosa intendiamo per piante a mucillagini? Sono piante il cui contenuto in attivi è dato principalmente, per l’appunto, da mucillagini.
Le mucillagini sono un gruppo di molecole molto ampio e molto vago: le loro caratteristiche fondamentali però si possono riassumere in:
- essere costituiti da etero-polisaccaridi, quindi essenzialmente da zuccheri semplici di varia natura che vanno a formare delle lunghe catene (ramificate o no, ripiegate o no, leganti anche proteine oppure no);
- avere la capacità di legare numerose molecole di acqua e trattenerle, andando così a rigonfiarsi e a formare dei complessi che appaiono gelatinosi che prendono il nome di soluzioni colloidali o idrocolloidi.


Una tecnica estrattiva unica
Lo sappiamo tutti come si estraggono comunemente le droghe da tisana, giusto? Per infuso o per decozione, a seconda delle loro caratteristiche. Ecco, le mucillagini no. Come se le non fossero strane abbastanza, godono di una tecnica estrattiva unica: la macerazione a freddo.
Bada bene, se sei di fretta si possono fare tranquillamente come una tisana classica, ma la resa sarà minore. Se vuoi fare le cose per bene come si deve, la macerazione a freddo è la strada giusta: si fa mettendo la droga in acqua fredda, e si lascia, per l’appunto, a macerare, mescolando di tanto in tanto.
La Farmacopea dà l’indicazione di 1-2 cucchiaini in 150 ml di acqua, lasciando a macerazione per un’ora e mezza, più volte al dì.
In negozio, sapendo che le persone hanno da fare e non hanno il tempo di stare lì a casa ad aspettare, suggeriamo di metterla a macerare la sera per la mattina. Non è altrettanto fresca, ma è più pratico.
Gli usi classici
Le mucillagini hanno una proprietà fondamentale: siccome vanno a costituire delle specie di gel, più o meno viscosi, nel momento in cui le beviamo sono in grado di formare una specie di “pellicola” sulle pareti delle mucose, andando da un lato a proteggerle, ma anche a disinfiammarle, grazie agli altri composti (soprattutto flavonoidi di varia natura). Questo meccanismo, molto semplice ma molto efficace, ne spiega le loro capacità fondamentali.
Gli impieghi tipici sono:
Mucose del cavo orale infiammate
Si sfrutta il meccanismo che abbiamo visto sopra: pellicola, proteggo e disinfiammo. Quindi mal di gola, tosse (soprattutto secca), bruciore dell’esofago da reflusso, afte in bocca, tutto ciò che è a carico delle mucose.
Disturbi da raffreddamento e dell’apparato respiratorio
Si sfrutta il meccanismo di cui sopra, ma si impiegano nello specifico (da sole o in accompagnamento) delle piante che hanno anche un’azione antisettica e/o promuovono il sistema immunitario.
Regolarità intestinale
Le mucillagini, abbiamo detto, sono in grado di rigonfiarsi in presenza di acqua e di trattenerla. Nel caso di stipsi vanno ad aumentare il volume del contenuto intestinale, aumentando la peristalsi. Fanno parte di quelli che vengono chiamati “lassativi di massa” (come le fibre, per capirci), adatti sia per un uso prolungato nel tempo che per soggetti fragili ma spesso soggetti alla problematica: anziani e bambini.
Parentesi di biologia: peristalsi intestinale: sono i movimenti di contrazione che fa l’intestino per spingere in avanti il contenuto intestinale. Se le pareti dell’intestino sono più distese (perché il lume è più pieno), la forza di contrazione è maggiore.
Un’accortezza: è importante bere molto (almeno un bel bicchiere subito dopo l’assunzione, ma anche in seguito durante la giornata): non solo è una buona abitudine importante per tutto l’organismo, ma in concomitanza con l’assunzione di lassativi di massa lo è in particolare: questi vanno ad assorbire acqua volente o nolente: se gliela diamo noi bevendo dall’esterno bene, altrimenti vanno a legare quella presente all’interno dell’intestino, “asciugando” e peggiorando il problema.
Applicazioni esterne sulla cute
La loro consistenza semi-densa ne limita il “fattore scivolamento” (non colano, per capirci), e le loro intrinseche proprietà lenitive le rendono ottime per piccole problematiche cutanee.
Quali sono le piante
Specifico subito che quelle che approfondisco sotto non costituiscono un elenco esaustivo, ma sono le piante principali di cui abbiamo più informazioni e che si trovano più comunemente in commercio. Ce ne sono altre, assolutamente.
In linea generale, ho suddiviso le piante a mucillagini in quattro grandi famiglie, per praticità; l’ho fatto io, non è una cosa che troverai sulle Farmacopee o sui libri di testo, semplicemente il fatto di raggruppare le piante in categorie mi aiuta in fase di studio e nel ricordare dopo.
Quindi:
- Generali: sono le principali; le sempreverdi più diffuse e dallo spettro di utilizzo più ampio;
- Specifiche dell’apparato respiratorio: per altri componenti contenuti sono particolarmente adatte per essere impiegate in disturbi da raffreddamento, tosse, laringiti, ecc;
- Lassativi di massa: sono piante la cui droga è data da semi che vengono posti in acqua, lasciati idratare e bevuti, per aiutare il transito intestinale;
- Specifiche per la cute: possono sempre essere utilizzate per via interna, ma trovano un particolare uso specifico per via esterna, sempre per le loro particolari capacità, in questo caso lenitive.

Malva – Malva sylvestris L.
È la pianta emolliente per eccellenza, sia per efficacia che per vastità di uso storico. Le indicazioni sono le classiche delle piante a mucillagini che abbiamo visto sopra:
- Lenitiva sulle mucose infiammate;
- Regolatore intestinale: è un blando lassativo adatto in particolare per bambini e anziani;
- Protegge il lume intestinale, riducendone lo stato infiammatorio;
- Favorisce l’espettorato e calma la tosse: protegge e lenisce le mucose infiammate del cavo orale dell’apparato respiratorio;
- Leggero effetto immunomodulante che supporta ancor di più l’effetto sull’apparato respiratorio;
- Antinfiammatoria, lenitiva, astringente e antipruriginosa della cute;
- Uso tradizionale come coadiuvante ad altre piante nelle problematiche di dismenorrea (disturbi del ciclo mestruale).

L’indicazione per l’infuso è di 2 cucchiai per tazza, più volte al giorno; per l’uso esterno invece si fa un decotto al 5% da usare tramite garze imbevute o gargarismi.
Nelle Farmacopee tradizionali rientra nelle specie bechiche (per la tosse), insieme ad altea, parietaria e verbasco.
Altea – Althaea officinalis L.
La droga ha l’aspetto di una radice biancastra, dall’odore dolciastro. Le sue indicazioni sono le stesse della malva:
- Lenitiva delle mucose infiammate;
- Tosse di tipo irritativo (secca);
- Gastroprotettrice e lenitiva intestinale;
- Come collutorio per laringi e gengive infiammate;
- Addolcente e antipruriginosa della cute.

Si prepara tramite macerazione a freddo.
Una chicca: ha un uso storico come masticatorio durante la fase di dentizione dei bambini; si presta particolarmente allo scopo per le sue caratteristiche: è una radice abbastanza morbida, di sapore vagamente dolce, a cui si sommano le sue proprietà lenitive. Attenzione al pericolo di soffocamento che potrebbe causare nel caso si stacchino dei pezzettini.
Piantaggine – Plantago lanceolata L.
La piantaggine contiene mucillagini come attivi principali, ma queste sono accompagnate da altre sostanze come tannini (ad azione astringente e antivirale), flavonoidi e composti iridoidi (aucubina come principale, se vi trovate a leggere dei report di titolazione) ad azione antiallergica.
- Il pool che abbiamo appena visto rende la piantaggine un rimedio eccellente e a tutto tondo per le problematiche dell’apparato respiratorio, in modo particolare per la tosse.
- L’uso esterno è analogo alle altre piante, come lenitivo e antipruriginoso.
- È costume tradizionale (ma ora supportato da studi) impiegarla in caso di punture di insetto; in questo caso le foglie fresche vengono “rotte” con le mani e strofinate sulla pelle.

Per l’estrazione si fa l’infuso o la macerazione a freddo: 1-2 cucchiaini per tazza.
Capelvenere – Adiantum capillus-veneris L.
Anche in questo caso parliamo di mucillagini associate a tannini.
- Sindromi da raffreddamento e affezioni bronchiali;
- Emolliente, bechica ed espettorante (aiuta la rimozione del muco);
- L’azione astringente dei tannini ne giustifica l’uso esterno tradizionale per il cuoio capelluto, come preventivo nella caduta dei capelli e come antiforfora.

Cetraria islandica L.
Oh, questa è particolare.
Tanto per cominciare, non è una pianta: è un lichene.
Poi, ha un processo di preparazione particolare, a doppia decozione: contiene infatti un principio estremamente amaro, la cetrarina, che viene rimosso per rendere la tisana bevibile (altrimenti ti rifiuti, credimi); viene fatta una prima breve decozione (5 min) per estrarre la cetrarina, il liquido viene buttato e la droga sciacquata, e poi una seconda decozione che andrà a costituire la tisana vera e propria.
La cetrarina viene utilizzata come antiemetico (antinausea e anti-vomito) in forma di tintura alcolica, ma è una preparazione estremamente di nicchia.
Torniamo a noi.
Oltre alla sgradita cetrarina, il lichene islandico contiene come sostanze di interesse mucillagini, sostanze amare e acido usnico (con proprietà antibatteriche e probabilmente antivirali).
- L’uso è quindi focalizzato su disturbi dell’apparato respiratorio, in virtù anche di una sospetta attività imunostimolante.
- Impiegato anche come tonico dell’appetito, per via delle sostanze amare.

L’indicazione di utilizzo è per brevi periodi, in quanto è possibile che risulti irritante per la mucosa gastrica (viene sconsigliato in caso di ulcere o gastriti).
Sconsigliato anche in gravidanza e allattamento, visto che la sua sicurezza non è ancora stata studiata.
Lino – Linum usitatissimum L.
I semi mucillaginosi come il lino vanno a costituire la categoria dei lassativi di massa che abbiamo visto all’inizio. Come abbiamo già detto, questi in acqua si rigonfiano e una volta ingeriti vanno sia ad aumentare il contenuto del lume intestinale che ad ammorbidirlo.
L’indicazione da Farmacopea è di 10g di semi in 100ml di acqua, lasciare rigonfiare e bere, meglio se alla sera. Ricordiamo che vicino ai lassativi di massa è importante bere molto.

Alcune accortezze: fare attenzione a soggetti ipertesi o con insufficienza renale, in quanto il lino è ricco di sodio; attenzione anche a soggetti con diabete insulino-dipendente, in quanto potrebbe diminuire l’efficacia dell’insulina; infine, meglio evitare in caso di diverticoli, in quanto i semini potrebbero depositarsi presso le anse e portare a diverticolite.
Psillio – Plantago psillium L.
Come il lino è uno dei lassativi di massa, per cui valgono le stesse indicazioni e le stesse accortezze.
È interessante perché anche ricco in omega-3 (che fanno sempre bene) e in una frazione in lignani che potrebbe essere di sostegno in caso di sintomatologia sgradevole legata alla menopausa. Così, tanto per sapere.
In commercio si trovano sia i semi interi che la loro farina macinata; quest’ultima trova anche largo uso esterno come cataplasmi, sempre per problematiche infiammatorie della pelle.

Aloe – Aloe vera L.
Attenzione: stiamo parlando del gel, non del succo.
I due vengono spesso confusi, ma la distinzione è importante.
Il gel è ricavato dal parenchima delle foglie (la parte più interna trasparente-biancastra) ed è costituito dai polisaccaridi che ci interessano (più altri in minori quantità come i sempreverdi fenoli).
Il succo è ricavato dai tubuli latticiferi (la parte più esterna delle foglie di colore verde più scuro), ha un aspetto liquido (non gelatinoso) e di colore molto scuro; è costituito principalmente da composti antrachinonici. Veniva impiegato nel caso di stipsi grave come lassativo, ora il suo uso non è più ammesso dal Ministero della Salute per sospetta attività cancerogena.
Nel caso abbiate la pianta di aloe a casa e vogliate impiegarla, fate attenzione. Le indicazioni suggeriscono di rivolgersi comunque a prodotti di provenienza industriale, perché maggiormente controllati. Per arrivare al parenchima, infatti, occorre tagliare attraverso la parte contenente il succo, e per evitare le contaminazioni l’attenzione può non essere sufficiente. Anche nel caso di un uso esterno, la presenza di succo può dare reazioni di fotosensibilizzazione.
L’aloe (gel) è nota per le sue proprietà lenitive.
Per uso interno viene impiegata soprattutto nel caso di una parete intestinale irritata, ad esempio in caso di IBS (sindrome dell’intestino irritabile).
Molto più vasto è il suo uso esterno in campo dermatologico. L’indicazione principale è nel caso di eritemi solari e bruciature e infiammazioni cutanee in generale, ma anche dermatiti; studi recenti ne hanno proposto l’impiego anche in caso di Herpes.
Accortezze e possibili effetti collaterali generali
Ho ripetuto fino alla nausea l’importanza di bere, quindi adesso basta.
Un’altra accortezza è legata al fatto che le mucillagini tendono ad adsorbire e rallentare l’assorbimento di nutrienti e farmaci, potenzialmente diminuendone l’efficacia; da qui il suggerimento di assumerli distanziati.
Per quanto riguarda problematiche legate a casi specifici, li abbiamo visti pianta per pianta.
