L’importanza di sapersi ascoltare [perché dovresti farlo]
Ho perso il conto delle volte in cui mi è capitato di porre delle domande a dei clienti a riguardo del loro stesso corpo, della loro stessa vita quotidiana, e non sono stati in grado di rispondermi. Cose come, ad esempio, da quanto tempo avessero un particolare disturbo del sonno, oppure se il loro mal di stomaco peggiorasse dopo determinati cibi; che aspetto avesse la loro vita di ogni giorno, o come avrebbero descritto la loro nottata tipo. Non lo sapevano. Non si erano mai fermati a pensarci. “Sto poco bene”, mi dicono. “Okay, ma in che modo sta poco bene? Me lo può descrivere? Come si sente?”. Quest’ultima domanda soprattutto li spiazza. Non sono abituati a sentirselo chiedere per davvero e non sono abituati a chiederselo. Ancora peggio della salute fisica, non ci si pone mai domande sulla propria salute emotiva. Non ci si ascolta. Quasi mai. Non ci si ferma mai a porsi delle domande e darsi delle risposte, non ci si ferma a guardarsi allo specchio. Forse per mancanza di tempo, ma credo sia irrealistico. Forse per mancanza di abitudine, o di educazione emotiva. Forse, per paura di sentire le risposte.
Non sto giudicando nessuno. Anzi. Mi rendo perfettamente conto di come il mondo esterno possa essere soverchiante, come esiga la nostra attenzione costantemente, e di come l’ascolto di noi stessi possa venire… Dimenticato, semplicemente. Non ci viene nemmeno in mente. Il risultato però è uno sbilanciamento tale che rischiamo di perdere noi stessi. Diventiamo trasparenti, invisibili ai nostri stessi occhi. Oppure, di per contro, si verifica l’opposto: si agita un caos dentro alla mente, un turbinio di rumore che diventa sempre più caotico, ed esige sempre più spazio. Il risultato è lo stesso: ci si perde, dentro alla propria mente.
Eppure, basta fermarsi ad ascoltare. Quand’è stata l’ultima volta che ti sei chiesta sinceramente come stai, e ti sei fermata a ricevere la risposta?

Perché ascoltarsi?
Perché mai, in fondo, dovresti prenderti la briga di fermarti ad ascoltarti? Non è forse meglio lasciare le cose così come sono, senza sentire nulla? In fondo, stai perfettamente bene anche così…
Davvero? Stai davvero bene?
Perché ascoltarsi:
- Per avere una relazione con la propria interiorità che sia sana;
- Per conoscerci. Chi altro dovrebbe farlo?
- Per conoscere i bisogni e le necessità che vengono dal profondo. No, non si possono ignorare;
- Per darci la possibilità di processare le nostre emozioni;
- Per ritrovare un equilibrio tra Fuori e Dentro;
- Per capire come aiutarci quando stiamo male;
- Per essere persone migliori, nei confronti di noi stessi e del mondo;
- Per ascoltare e valorizzare tutte le parti di noi;
- Per capire cosa vogliamo davvero e cosa è meglio per noi;
- Per capire che aspetto ha per noi la felicità, e poterla rincorrere.
Come ascoltarsi
1. Trova uno spazio e un tempo per chiudere la porta sul mondo esterno, anche solo per qualche minuto. Il “fuori” è così ingombrante, così onnipresente, così rumoroso, che all’inizio può essere difficile lasciarlo andare. Sta tutto nel costruire uno spazio -non necessariamente fisico- dove tu possa sinceramente e compassionevolmente esplorarti.
2. Respira, per l’amor di Dio. Chiudi gli occhi se ti senti a tuo agio (altrimenti tieni lo sguardo rivolto verso il basso poco davanti a te).
3. Presta attenzione al respiro e resta ferma/o per il tempo che ti serve. La mente è un po’ come un barattolo pieno di acqua di stagno: finché è agitato, il fango resta in sospensione e tutto resta torbido; se si da tempo all’acqua di fermarsi, il fango sedimenta e si possono iniziare a scorgere le figure sul fondale. Chiediti sinceramente come stai. Ascolta cosa emerge dal fondo.
4. Presta ascolto a tutto quello che emerge. Prendi coscienza di tutto. Limitati ad essere il moderatore della tua mente, accogliendo ogni voce con calma, senza giudicare e senza allontanare nessuno. Ascolta e lascia andare.
5. Prendi per mano tutti, anche le voci che non vuoi sentire: limitati ad accoglierle guardandole negli occhi: spesso vogliono solo essere ascoltate, e farlo è sufficiente a fare in modo che perdano forza; non è inoltre insolito che siano proprio loro ad apportare i contributi più significativi.
6. Quando senti che è abbastanza così, ringrazia ogni voce per il suo contributo, e lasciale andare.
Soprattutto le prime volte, sarà il caos. Non ti preoccupare, va bene così. È così che la mente funziona. Nota ogni cosa e poi lasciala andare, e torna al respiro.
Se ci riesci, ti consiglio di scrivere. Non è indispensabile, ma è un aiuto in più. Prendi un quaderno che ti piace e annota tutto quello che emerge. L’atto di scrivere ti aiuta da un lato a non dimenticare, ma anche a processare meglio, soprattutto emozioni complesse; inoltre, quello che resta sulla carta spesso tende ad uscire dalla testa (sembra quasi che il cervello si senta autorizzato a lasciar andare, visto che sa di averlo annotato).
