| 

Come si diventa erborista? [chiariamo le idee]

Da piccola volevo fare la strega. Avevo un set di pentoline e stoviglie di plastica colorata, e mescolavo e trituravo e pestavo tutte le erbe del giardino, inventando pozioni e creando magia dove non c’era (o forse invece c’era? Chi lo sa). Creavo scope volanti legando assieme con filo di lana rami e fronde cadute che trovavo nel bosco dietro casa, e tutti i miei libri preferiti parlavano di streghe. Credo che questo valga ancora. Dieci anni dopo, mi avevano convinto fosse impossibile. Più di vent’anni dopo, sono qui a dirti che è possibilissimo. Quasi, dai. Circa. Sono erborista. Ci sono andata abbastanza vicina.
Nel testo sotto trovi quello che spero sia il dipanamento di alcuni dubbi fondamentali, e magari l’inizio di un percorso. “Ma come si diventa erborista?” penso sia la domanda che in negozio mi fanno più spesso, e “Che cosa serve per aprire un’erboristeria?” viene subito dietro. Ho visto che le idee sono spesso confuse. Vediamo assieme?

Cosa dice la normativa

Chi è l’erborista?
Se vogliamo fare le cose con ordine, occorre seguire la legge. E la legge ci sta un po’ lasciando a piedi. Il mondo erboristico al momento è tremendamente poco normato, e ancor peggio riconosciuto e protetto [il che sta causando non pochi pasticci, ndr].
Per quel poco che riusciamo a stringere tra le mani, sappiamo che si possono far fregio formalmente del titolo di erborista solo due categorie di persone:
I diplomati al vecchio Diploma di Erborista istituito dalla legge 99 del 1931, ora destituito;
I laureati con titolo di laurea triennale di classe L-29 relativa ai corsi in Scienze e Tecnologie Erboristiche.
Non si scappa. È una laurea.
Quindi serve la laurea per aprire un’erboristeria?
Ahimè, no. Chiunque può aprire un esercizio commerciale e chiamarlo “erboristeria” (per i buchi di legge di cui sopra). Questo perché a livello normativo il termine non è definito e incasellato; si parla solo vagamente di “esercizi diversi dalle farmacie”, per distinguerli da quest’ultime.
È invece diversa la questione per la manipolazione delle droghe vegetali e dei loro derivati, per produrre “preparazioni estemporanee ad uso alimentare, costituite da piante tal quali, da sole o in miscela, estratti secchi o liquidi di piante” (banalmente, la miscelazione di tisane a partire da piante allo stato secco); per queste attività occorre il diploma di erborista, oppure il titolo di laurea di classe L-29, oppure i titoli di laurea in Farmacia o in CTF (Chimica e Tecnologie Farmaceutiche). Quindi, per chi non fa parte di queste classi, niente miscelazione di tisane e niente preparazioni galeniche (non farmaceutiche) né preparazioni estemporanee; si possono trattare solo prodotti confezionati, “a scatola chiusa”.

Formalità legislative a parte, una nota personale: si tratta di salute. Anzi, di Salute. Ti prego, ti prego, affidati a qualcuno che sa quello che sta facendo. Qualcuno che non abbia paura a dirti “non lo so” e “no”, perché è quello che fa un professionista: si rende conto della responsabilità che ha tra le mani e non la prende alla leggera. In erboristeria non si trattano “pazienti” né malattie, è vero (perlomeno non da soli), ma i buchi nel terreno in cui si possono mettere i piedi in fallo sono comunque innumerevoli. Non è vero che tutto quello che è naturale non può fare del male, né che ogni situazione può essere risolta con il “naturale”. Affatto.
Non pensare con la pancia. Affidati ad un professionista preparato e responsabile.

La FEI e il Registro Nazionale

Approfitto per ricordare che esiste una magnifica istituzione, la Federazione Erboristi Italiani, che è il faro di questa meravigliosa professione. Si tratta di un organo istituito nel ’94 dalla fusione di due delle principali associazioni di erboristi del tempo, che oggi si occupa di rappresentare e tutelare l’erboristeria a livello nazionale e internazionale. Suo fiore all’occhiello è il Registro Nazionale degli Erboristi Professionisti, che raccoglie tutti gli erboristi diplomati/laureati che fanno richiesta di iscrizione. Farne parte è un vero onore. Sul sito è presente un portale in cui si possono trovare tutti gli erboristi iscritti.

Il percorso di studi

Siamo arrivati fino a qui, perfetto. So che gli aspetti formali sono noiosi, ma era una premessa che andava fatta.
Quindi. Stai valutando questo percorso di studi. Ci stai facendo un pensierino. Forse sei una persona giovane che vuole avvicinarsi a questa arte tradizionale (ma rivisitata), oppure sei una persona meno giovane che ha questo sassolino nella scarpa (e in quest’ultimo caso non spaventarti all’idea di ricominciare: c’erano un sacco di “adulti” nel mio corso di laurea ad inseguire un sogno; resta qui con me).
Cosa si studia in un corso di laurea in erboristeria? Un sacco di cose. È forse la cosa che più mi ha incantato di questa disciplina: la possibilità di spaziare. Solo un’idea veloce di cosa si approfondisce:
  • Chimica (tantissima): generale, organica, del corpo umano (biochimica), vegetale (fitochimica);
  • Botanica;
  • Fisiologia (umana e vegetale);
  • Farmacologia e tossicologia;
  • Fitoterapia;
  • Pratiche di laboratorio;
  • Tecniche di allestimento;
  • Tanto, tanto altro.
Ti viene a noia di studiare piante? Pazienza, c’è un sacco di fisiologia umana da imparare. E se ti stufi di quella? Pazienza, passa ad elementi di farmacologia. E poi? Non so, magari torni sull’anatomia. E via così; il percorso è infinito. Annoiarsi di questo lavoro è impossibile. E anche una volta finita la triennale, una volta che ti hanno messo in mano il santo (o maledetto, dipende) attestato rosso, non si smette mai di studiare. Mai. Se lo scenario ti atterrisce… Credo allora ti sconsiglierei questo percorso.

Dove studiare

Giusto nel caso io ti stia convincendo, ti lascio una nota degli atenei universitari che al momento offrono questo percorso di studi. Tieni a mente che esiste sotto diverse denominazioni, ma tutte riconducibili alla classe L-29 (la trovi indicata nelle specifiche del corso). Nell’elenco trovi l’ateneo seguito dalla denominazione utilizzata nello specifico caso. Ogni università ha una sua pagina in cui presenta tutte le caratteristiche del percorso, con tanto di piano di studi ed elenco degli insegnamenti. Ti consiglio di andare a curiosare.
  • Padova – Scienze Farmaceutiche Applicate;
  • Verona – Scienze Nutraceutiche e della Salute Alimentare;
  • Milano – Scienze e Tecnologie Erboristiche;
  • Bologna – Scienze Farmaceutiche Applicate;
  • Parma – Scienze e Tecnologie Farmaceutiche;
  • Pisa – Scienze dei Prodotti Erboristici e della Salute;
  • Roma – Scienze Farmaceutiche Applicate;
  • Napoli – Scienze e Tecnologie Erboristiche.

In conclusione

Tanto per ricapitolare:
  • È erborista chi ha il vecchio diploma (99/’31) o il titolo di laurea triennale L-29;
  • Non serve un titolo di studio per aprire un’erboristeria (è un esercizio commerciale come un altro), ma si possono vendere solo prodotti confezionati;
  • Serve titolo di studio per manipolare le piante secche e i derivati;
  • Esiste una Federazione italiana di erboristi, riconosciuta dal Ministero, che raccoglie tutti gli erboristi laureati che fanno richiesta di iscrizione;
  • Il percorso di studi è un delizioso amalgama di umano e vegetale;
  • Si trovano su tutto il territorio nazionale università che offrono il percorso di laurea per diventare erboristi.

Spero di averti chiarito dei dubbi, e magari ispirato ad addentrarti in questa selva oscura ma stupenda.
A presto,
Vuoi metterti a studiare elementi di erboristeria ma non te la senti di iniziare un percorso universitario? Non ti preoccupare. Ti ho lasciato qui dei libri da cui puoi iniziare.